di Michele Gardoni

da Parole che avrei voluto dirti 

© marzo 2013

 

Liberare l’amore e slegarmi dal laccio di zavorre pesanti che non consentono di alzarmi in volo. Questo è l’unico intento che ho ora. Imparare a gestire emozioni che non sono degne di un animo che vuole essere sereno e senza conflitti. Imparare a camminare fiero di ogni passo, non sempre teso e vigile, determinato a reagire, per ottenere rispetto, conservare l’onore e dimostrare di che pasta sono fatto.

Che poi il rispetto cos’è? Di quale onore parlo? Ha valore la stima di una civiltà incivile, che classifica l’importanza di un uomo in base alla sua capacità di accantonare beni materiali? Una società che ritiene importante chi può vantarsi di acquistare cibo in quantità doppia al proprio fabbisogno, buttando l’eccedenza, mentre lascia morire di fame chi invece non può acquistarne.

E’ a rendermi forte? Quando penso a come ci sentiamo alti, rispetto a quegli esseri che noi definiamo “bestie”, mi rendo conto che nel sentirci superiori, forse dimentichiamo cosa sia la grandezza stessa. È forse grande chi deve nascondere quel che prova perché altrimenti sembra debole? È forse grande colui che deve mentire per raggiungere traguardi importanti? È forse grande chi non si preoccupa di difendere il più debole e vive cercando un contesto dove tutti sono simili, ma leggermente inferiori a lui? Pensare che quelle “bestie” non hanno bisogno di tutti questi escamotage per vivere e la loro vita è serena. Certo non si suicidano se perdono la tana o qualsiasi altro bene materiale.

Dove abbiamo lasciato la ricchezza della diversità? Dove abbiamo relegato l’uso di uno strumento così importante qual è il cervello? Come possiamo non comprendere più la fortuna di un mondo pieno di colori, pieno di sapori differenti, pieno di caratteri discordanti che aiutano un reciproco e continuo confronto e una crescita infinita? Davvero tutti sono alla ricerca di una conformità dell’essere? Io non mi ci trovo, non riesco a comprendere tutto questo come equilibrio, come normalità, la vedo solo come perdita, come offesa all’intelligenza umana che dovrebbe desiderare l’edificazione dell’individuo e di chi gli sta attorno, e non l’appiattimento degli stimoli.

Perché sono diventate più importanti le manifestazioni di odio rispetto a quelle di amore? Come può essere che una persona che ammette di amare più persone in contemporanea sia considerata indegna e genitori che di fronte ai propri figli manifestano odio verso gente che ha un colore di pelle, bandiera o religione diverso dal proprio siano considerati semplicemente “scontenti” che avranno le proprie ragioni? Come possiamo accettare di vivere in un mondo che non si ribella sentendo frasi così sciocche come: “ha ucciso per troppo amore”? Come possiamo solo immaginare che l’amore possa essere troppo e che addirittura possa portare all’omicidio, alla violenza? L’amore è quel sentimento nobile che sgorga come acqua da una fonte purissima. Acqua trasparente e leggermente frizzante, acqua rinfrescante e depurante, acqua che colora e alimenta la vita, acqua che ha il sapore giusto per chiunque l’assaggi. Davvero siamo diventati così ciechi da non distinguere la possessività e la gelosia dall’amore?

Dovremmo forse tornare tutti al momento dell’innamoramento, a quando il nostro corpo non rispondeva più agli obblighi, a quando ci si dimenticava del proprio orgoglio, del proprio onore, a quando l’idea di un “noi” demoliva qualsiasi presunzione di un “io onnipotente”. Dobbiamo tornare a quel momento quando la nostra anima non voleva sentirne di restare chiusa nel corpo e comandando un cuore pulsante all’impazzata, ci ricordava il nostro essere vivi.

Così mi alzo anche oggi e cammino verso te, mia meta, mio sostegno, anima capace di farmi volare alto, di farmi sentire idoneo nell’esprimere ogni emozione senza il minimo ritegno. Anima che mi offre anche il suo coraggio per sconfiggere le mie paure. Anima pulita e semplice come una donna che ha appena fatto lo shampoo e vuole godersi quell’immagine così intima, riservata solo ai suoi occhi e allo specchio. Vuole godersi il momento in cui i suoi capelli bagnati e spettinati la mostrano nella sua bellezza naturale.